Sicurezza (bis) senza umanità

Il decreto sicurezza bis nasce dall'idea anti-umana di respingere le persone da soccorrere in mare. Inoltre, gli articoli sulle manifestazioni in luogo pubblico o "aperto al pubblico" scaricano sulle forze dell'ordine compiti propri della politica sulla gestione del dissenso.

Il decreto sicurezza bis (scarica il testo qui), convertito in legge dal Senato il 5 agosto, norma l’idea inumana di respingere gli esseri umani andando contro la regola elementare che non si rifiuta il soccorso in mare. Inoltre sono passati sotto silenzio gli articoli che regolamentano le manifestazioni in luogo pubblico o “aperto al pubblico”, che scaricano sulle forze dell’ordine un ruolo che invece spetterebbe alla politica: gestire “democraticamente” il dissenso attraverso una vera partecipazione.

Una ferita alla Costituzione

I respingimenti in mare e le misure contro le persone che emigrano (articoli 1-2-3-4 del Decreto Sicurezza bis) rappresentano una grave ferita alla cultura del rispetto degli esseri umani ed alla Carta costituzionale repubblicana. Un percorso che è iniziato con il decreto sicurezza nel mese di ottobre del 2018 (testo ed approfondimenti qui).

Una democrazia sempre più fragile

L’inasprimento delle pene (articolo 7) e la previsione di una riserva discrezionale delle forze dell’ordine durante le manifestazioni di protesta (articolo 6), si inserisce nel lungo lavoro di “criminalizzazione” dei movimenti del NO da parte della classe politica. Le norme continuano a dipingerli come movimenti violenti, incapaci di proporre alternative valide per uscire realmente dalla crisi ecologica in cui ci troviamo. Non si vuole capire che essi rappresentano le sentinelle di un malessere sui territori che andrebbe affrontato aumentando la trasparenza e la partecipazione. Essi rappresentano il termometro che misura la nostra responsabilità verso la casa comune.

25 anni e 3 obiettivi politici comuni

In questi 25 anni di seconda e terza repubblica, tutte le forze politiche che si sono avvicendate al governo dell’Italia, con colori diversi, programmi diversi, sensibilità diverse, hanno sostanzialmente perseguito tre obiettivi politici comuni, senza differenziarsi fra loro nei risultati:

  1. la lotta all’immigrazione;
  2. la difesa delle grandi opere e delle privatizzazioni, criminalizzando il dissenso;
  3. La ricerca dello stravolgimento dello spirito della Carta costituzionale, ancora in molte parti inattuata.

Insicurezza (bis)

Il decreto sicurezza bis porta avanti i primi due obiettivi, cercando di indebolire due elementi fondanti la nostra repubblica democratica: il senso civico di umanità verso il prossimo e l’espressione democratica del dissenso verso il potere.

La lotta all’immigrazione, da Napolitano a Salvini

L’attuale ministro dell’interno si inserisce in un percorso iniziato con la legge Turco-Napolitano, il d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286. Questa normativa aprì il percorso di regolamentazione dell’immigrazione attraverso l’uso di “Centri di Permanenza Temporanea” (art. 12 della legge). Usati prima come luoghi di fermo amministrativo, in mancanza di un vero e proprio reato, sono divenuti dei veri e propri centri di detenzione grazie alla successiva legge Bossi – Fini, la legge n. 189 del 2002. Nel 2009, viene introdotto il reato di immigrazione clandestina attraverso una modifica alla Turco Napolitano con la legge n. 94 del 2009. I due decreti sicurezza del governo M5S-Lega hanno potuto contare, inoltre, sugli accordi sottoscritti con la Libia dal 2004 (si veda quest’articolo) sino all’ultimo del governo Gentiloni (si veda quest’articolo). Questi accordi hanno esportato il modello dei centri di “detenzione” sul continente africano per permettere la chiusura di quelli italiani, divenuti insostenibili di fronte all’opinione pubblica. Al reato di immigrazione clandestina, incostituzionale, ed a questi accordi inumani mi opposi assieme agli amici della Teresio Olivelli di Ciampino aderendo alla campagna “Io non respingo”.

Le cause dell’immigrazione

Le guerre scatenate in tutto il mondo, soprattutto ai nostri confini, e lo sfruttamento delle risorse africane in modo indiscriminato hanno presentato, in questi anni, il conto alle nostre frontiere. Inoltre, la crisi umanitaria è anche un segno visibile della crisi ambientale in atto: l’Africa è sfruttata come fonte di materie prime e trattata come una discarica. I giovani africani fuggono da tutto questo e, quindi, non sono né l’accoglienza europea, né le associazioni umanitarie (ONG), la causa dei traffici illeciti di esseri umani nel Mediterraneo, come ripete continuamente in modo errato la Lega.

Genova 2001 e la criminalizzazione dei NO

Sino al 2001, le grandi manifestazioni contro la guerra ed in difesa dell’ambiente del movimento “NO Global” furono un segno di speranza per il futuro. Ma il G8 di Genova cambiò tutto. Fu il segno che i portatori di interessi economici si erano stancati dell’idea di “partecipazione” che aveva preso vita nel 1998 a Seattle e dei movimenti che, pochi mesi prima, si erano uniti nel Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre. Quei giorni di follia, definiti da Amnesty International “una violazione dei diritti umani di dimensioni mai viste nella recente storia europea”, hanno dei ben precisi responsabili politici: il governo Berlusconi, ed i precedenti governi D’Alema e Amato per la preparazione dell’evento (si veda questo articolo molto approfondito).

Fermare i NO e le loro ragioni

Dopo Genova non si fermò l’azione dei movimenti. Quindi, nel 2008, di fronte alle numerose opposizioni alla realizzazione delle grandi opere, il governo Prodi, ormai dimissionario, adottò il 16 aprile un provvedimento che venne usato successivamente dall’esecutivo Berlusconi per l’emergenza rifiuti nella regione Campania. Infatti il documento estendeva la tipologia di opere che potevano essere coperte dal segreto di Stato con decisione univoca del Presidente del Consiglio. Sottraendole al controllo pubblico dei cittadini.

Privatizzazioni, grandi opere e difesa dell’ambiente

L’obiettivo principale era ed è eliminare ogni ostacolo alle grandi opere, ritenute necessarie per lo sviluppo del paese, silenziando così le “minoranze ambientaliste”.

Infatti, per dimostrare quanto affermato precedentemente, basta citare il suddetto articolo 6 del decreto sicurezza bis, che recita: “chiunque, nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, lancia o utilizza illegittimamente, in modo da creare un concreto pericolo per l’incolumità delle persone, razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile o in grado di nebulizzare gas contenenti principi attivi urticanti, ovvero bastoni, mazze, oggetti contundenti o, comunque, atti a offendere, è punito con la reclusione da uno a quattro anni” (art. 6 del decreto Sicurezza bis).

Questa norma, introdotta per la sicurezza dei cittadini e dei loro beni durante lo svolgimento di una manifestazione, tende a presentare i movimenti ambientalisti del NO come dei criminali. Un grave errore politico, perché essi rappresentano il sale della democrazia e una possibilità per costruire quel futuro che i giovani del Fridays for future chiedono a gran voce. Le norme per reprimere i violenti ed i loro atti già c’erano, non ne servivano altre (si veda questo articolo).

Il principio precauzione e responsabilità.

La politica non può pensare di bloccare il legittimo dissenso trasformando il tutto in una questione di ordine pubblico. La realizzazione delle opere deve nascere dal confronto pubblico fra portatori di interesse e deve sempre porre alla base della discussione e valutazione il principio di precauzione e quello della responsabilità verso le future generazioni, prendendo spunto dal spirito dell’enciclica Laudato si’.

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