L’ambiente in Costituzione

La protezione dell’ambiente, in Costituzione, non ha un articolo dedicato. Ma qualche mese fa, una petizione su change.org, promossa dalla Fondazione Univerde, ha cercato di sostenere la proposta di riforma costituzionale n. 83 sulla “Tutela costituzionale dell’ambiente”. Presentato dalle senatrici de Petris e Nugnes, il disegno di legge costituzionale mira a inserire, finalmente, in Costituzione la tutela dell’ambiente.

Perché l’ambiente in Costituzione?

Il fondamento di tale proposta affonda nella convinzione che sia necessario tutelare costituzionalmente l’ambiente. Soprattutto oggi di fronte all’attacco violento e ormai insostenibile da parte dell’essere umano. Gli estensori hanno supportato la proposta con l’illustrazione della presenza della tutela dell’ambiente in molte altre costituzioni di paese europei e della stessa Unione Europea. Soprattutto, hanno evidenziato quanto sia necessario oggi, di fronte alla devastazione della casa comune. Disboscamento incessante a fini economici, trivellazioni in mare, inquinamento dell’aria, dell’acqua, della terra, utilizzo intensivo delle fonti energetiche fossili, degli allevamenti bovini, suini ed ittici, produzione abnorme di rifiuti. Inoltre la produzione usa e getta, un vero cancro per la natura, in quanto produce montagne di rifiuti senza che nessuno abbia mai immaginato lo smaltimento.

Effetti a medio-lungo termine, ora nessun disturbo su PFAS, ex ILVA, Terra dei Fuochi e grandi opere

Questa proposta, importante, avrà però effetti a medio-lungo termine. Ma, nell’attualità, in cui si decide il futuro del nostro paese, non servirà a nulla. Le domande che ci si pone sono: perché le molte energie spese per questa attività non sono state impiegate maggiormente per cercare di costruire in Parlamento un approccio ecologicamente responsabile del nostro paese, dando forza alla nostra Costituzione materiale? Perché non si è lottato politicamente per orientare il paese post pandemia verso l’uso di energie alternative a basso impatto, per ripensare le grandi opere e per schierarsi fattivamente al fianco delle mamme NO-PFAS e dei movimenti che chiedono di convertire l’ex ILVA di Taranto? Perché non si è ancora intervenuti con bonifiche definitive nella Terra dei Fuochi in Campania e per una gestione realmente basata sulle 3R (Ridurre, Riutilizzare, Riciclare) dei rifiuti in molte regioni italiane? Lo strumento per cambiare strada c’era: i soldi previsti per la transizione ecologica nel PNRR. Invece si è preferito investire maggiormente in un’azione che non disturberà chi attualmente sta prendendo decisioni per il prossimo decennio. Addirittura ritorna il mitico Ponte sullo Stretto, ormai da considerare un autentico totem per chi sostiene lo sviluppo sostenibile.

La Costituzione tradita sul referendum per l’acqua bene comune

I politici che si sono impegnati nella difesa dell’ambiente in Parlamento hanno formato un intergruppo che si ispira alla “Laudato si'”. Le scelte che stanno sostenendo, a dispetto dell’enciclica di Papa Francesco, sono in linea con il passato. Nessun reale cambio di rotta rispetto alle politiche di sviluppo sostenibile pre-pandemia. In questo contesto, anche questa importante riforma, non sarà altro che una goccia d’acqua pura in un oceano inquinato. Proprio di acqua si sarebbe dovuto parlare. In questi giorni si celebrano i 10 anni di un referendum disatteso: l’acqua bene comune. Privatizzata ovunque nel nostro paese, le esperienze pubbliche si contano sulle dita di una mano. Mentre avanzano i disastri ambientali di inquinamento delle acque potabili in tutta Italia. Se si privatizzano i profitti, le perdita si socializzano sempre. Per cambiare le cose si dovrà aspettare ancora un ventennio?

La proposta di modifica costituzionale

I titoli dei giornali, i loro articoli, non lasciano capire quale sia il contenuto della modifica presentata. Iniziamo con l’analizzare quale sarebbe il nuovo testo degli articoli 9 e 41 dopo la 1° votazione del 9 giugno 2021. Bisogna iniziare con il chiarire che questa è solo la prima votazione e ne serviranno altre 3 per approvare il testo. Comunque, questo potrebbe essere il nuovo testo degli articoli 9 e 41 in caso di finale approvazione del disegno di legge costituzionale votato il 9 giugno:

Nuovo articolo 9 (in verde il comma aggiunto)
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

Nuovo articolo 41 (in verde le parti modificate):
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.

I cambiamenti apportati all’art. 9 verrebbero mitigati per le regioni e province autonome, da un ulteriore articolo introdotto nel testo di riforma dal senatore Calderoli e altri, che recita: “La legge dello Stato che disciplina i modi e le forme di tutela degli animali, di cui all’articolo 9 della Costituzione, come modificato dall’articolo 1 della presente legge costituzionale, si applica alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano nei limiti delle competenze legislative ad esse riconosciute dai rispettivi statuti.

Le opportunità della riforma ed i rischi

La difesa dell’ambiente diverrebbe un principio tutelato dalla Costituzione. La sua presenza potrebbe essere importante per orientare l’azione futura dello Stato, del Governo e delle Regioni al fine di dare più forza ad un reale percorso di transizione ecologica. Inoltre, si aprirebbe la strada ad una tutela giuridica della nostra casa comune nel caso di inattività della politica. Le numerose vertenze sui territori potrebbero contribuire a costruire un percorso di giurisprudenza costituzionale in grado di far cambiare l’orientamento del paese sulle scelte di politica economica e sociale.

Ma, come già evidenziato, sono due rischi: 1) il tempo necessario per l’approvazione della modifica costituzionale e per la formazione di una giurisprudenza in merito è lungo e potrebbe essere anche superiore ai 10 anni. Troppi per cambiamenti che dovrebbero avvenire già da oggi. 2) il principio del rifiuto della guerra come strumento di risoluzione delle controversie, ex art. 11 della Costituzione, viene disatteso in modo continuativo dal 1990, dalla prima guerra del Golfo. Viene disapplicato sia per la partecipazione italiana a guerre di coalizioni internazionali, sia per l’acquisto di armi di attacco a lungo raggio che tradiscono le ragioni costituzionali difensive delle nostre forze armate. Basti pensare alle violazioni della Legge 185/90 nel caso dello Yemen. Perché non si potrebbe disattendere un principio scomodo come quello della difesa dell’ambiente, delle biodiversità, degli ecosistemi?

C’è bisogno di cambiare la prassi! C’è bisogno di cambiare direzione, fermarsi e cambiare direzione.