I Romani trasformarono l’ambiente circostante per raggiungere i propri obiettivi imperiali e celebrarono, in maniera enfatica, il cosiddetto homo faber che, come scrive Cicerone nel “De Natura Deorum”, era in grado di creare con le sue mani una seconda natura. Il paesaggio romano fu fortemente segnato dal lavoro dell’uomo attraverso le opere d’irrigazione, gli acquedotti, il sistema viario ed i confini che lo delimitavano rispetto ai luoghi considerati barbari. Ma le fonti romane, tra cui Lucrezio nel “De Rerum Natura”, non ignorarono l’impatto sull’ambiente delle attività civili, estrattive, metallurgiche e urbanistiche, che comportavano forti modificazioni del paesaggio e difficoltà nella distribuzione dell’acqua potabile e nello smaltimento dei rifiuti:

Ed ormai fiaccata è la vita e la terra
che produsse tutte le specie e generò
giganti corpi di fiere, ormai, spossata dai parti
dà vita a stento piccoli esseri. Perché, suppongo,
non una fune d’oro ha calato dal cielo
di certo in terra gli esseri viventi, né li ha generati
il mare né i flutti che battono gli scogli: ma li ha partoriti
quella terra medesima che ora li nutre dal suo grembo.
Produsse essa stessa spontaneamente per gli uomini
grassi pascoli e i frutti soavi, quelli che oggi stentano a crescere,
pur favoriti dalla nostra fatica;
e logoriamo i buoi e fiacchiamo il vigore dei contadini,
l’aratro ormai a stento basta ai campi,
tanto scarseggiano i raccolti e accrescono la fatica.
E oggi, al pensiero che l’opera delle sue mani fu vana,
scotendo il capo, spesso sospira il vecchio agricoltore
e se confronta coi tempi passati il tempo presente
invidia più di una volta la buona sorte del padre.
E chi coltiva la vigna ormai vecchia e rinsecchita, del pari
impreca al corso del tempo, affligge il cielo, e borbotta
perché conduceva l’antica gente, così devota,
in poco spazio ben comoda la vita, quando la porzione
di terra a testa era molto più piccola:
e non si accorge che tutto a poco a poco si logora
e se ne va, consunto dalla vecchiaia, in malora.
(LUCREZIO, la natura II, 1144 ss.)