COP27 di Sharm El-Sheikh, tra speranze africane e guerra mondiale a pezzi

COP27 di Sharm El-Sheikh, tra speranze africane e guerra mondiale a pezzi

La COP27 di Sharm El-Sheikh è iniziata domenica 6 novembre ed i suoi lavori si concluderanno il 18 novembre. Duecento paesi partecipano a questa Conferenza delle Parti che ha origine dalla Convenzione sui Cambiamenti Climatici posta in firma alla Conferenza di Rio de Janeiro del 1992. La prima COP si svolse a Berlino nel 1994, e si riunisce annualmente per assumere le decisioni sull’applicazione e sullo sviluppo a livello planetario della Convenzione.

si riparte dalla COP 26° di Glasgow

La COP26 di Glasgow si è conclusa il 13 novembre 2021 ed è stata una conferenza carica di aspettative per l’applicazione degli Accordi di Parigi della COP21 del 2015, cercando anche di ascoltare i giovani che da anni chiedono un reale cambiamento per salvare il pianeta ed il loro futuro. Gli obiettivi ambiziosi prefissati, sono stati solo in parte raggiunti al termine dei lavori. Le azioni intraprese con il documento finale del Glasgow Climate Pact possono essere sintetizzate con 4 verbi, riprendendo i termini usati dalla presidenza inglese della COP26:

  1. Mitigare gli effetti dello sviluppo, attraverso l’azzeramento delle emissioni nette a livello globale entro la metà del secolo e la limitazione dell’aumento delle temperature a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali;
  2. Adattare i modi con cui una parte di umanità cresce economicamente e tecnologicamente alla salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali;
  3. Finanziare la transizione, soprattutto per i paesi in via di sviluppo.
  4. Collaborare, dando piena attuazione agli accordi di Parigi.

Determinante fu la conferenza stampa congiunta fra Stati Uniti e Cina, tenutasi il 10 novembre, verso la fine dei lavori della COP26, il cui testo finale ha rappresentato una base per costruire il Patto di Glasgow sul Clima.

COP27: la “to do list” in tempi di guerra

La COP27, Conferenza delle parti di Sharm El-Sheikh, riparte dai temi e da tutte le difficoltà incontrate a Glasgow. Ma se nel 2021 la pandemia era il male che affliggeva il mondo, oggi si aggiunge il peggiorato contesto internazionale, soprattutto a seguito della guerra di invasione russa dell’Ucraina, che coinvolge pienamente la NATO, quindi molti dei paesi che stanno determinando il cambiamento climatico, le tensioni fra Cina e Taiwan, che coinvolgono anche gli USA, e la crisi fra Corea del Nord e Corea del Sud.

In un mondo in guerra, quindi, è difficile che l’emergenza climatica possa avere la giusta attenzione, anche perché la continua crescita delle spese per armi sta sottraendo fondi ed energie alla transizione ecologica. 

Gli NDC

L’impegno di limitare l’incremento della temperatura globale entro gli 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, è stato scritto chiaramente nel Patto sul Clima di Glasgow, ma l’impegno dei paesi è il vero tallone d’Achille.

Ad oggi le temperature sono salite di 1,15°C rispetto ai livelli pre-industriali, come documenta l’Organizzazione Meteorologica Mondiale nel suo rapporto “Stato del clima globale nel 2022”.

Inoltre, come riportato dal Climate Action Tracker, solo 24 paesi al 6 novembre 2022 avevano rispettato gli impegni presi a Glasgow per aggiornare gli NDC, Nationally Determined Contribution, il documento che illustra le azioni che ciascun paese pianifica per ridurre le emissioni nazionali e, pertanto, raggiungere gli obiettivi contenuti negli Accordi di Parigi e nel patto sul clima della COP26.

Quindi, siamo lontani dal rispetto dei patti sottoscritti.

Finanziare la transizione dei paesi in via di sviluppo

La COP26 ha cercato di promuovere l’adozione di strumenti finanziari e di trasferimento di tecnologia per convincere le nazioni in via di sviluppo a intraprendere la via della transizione ecologica per contrastare i cambiamenti climatici.

Ma toccherà alla COP27, che si svolge proprio sul continente più bisognoso di aiuti, provare a convincere i paesi sviluppati a rispettare gli impegni del 2009, i quali avevano stabilito di stanziare 100 miliardi di dollari l’anno dal 2020 al 2025 per finanziare la riduzione delle emissioni da fonti fossili dei paesi in via di sviluppo ed il loro adattamento tecnologico ai cambiamenti climatici in corso.

Il Segretario Generale dell’ONU lancia L’allarme alla COP27

Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha sottolineato in occasione dell’inizio della Pre-COP27 a Kinshasa, nel mese di ottobre, che gli impegni collettivi dei governi delle nazioni industrializzate leader del G20 erano “troppo poco e troppo tardi”, in quanto ci troviamo “in una situazione di vita o di morte per la nostra sicurezza oggi e la nostra sopravvivenza domani”.”Il mondo non può aspettare” in quanto “le emissioni sono ai massimi storici e in aumento”. Ma per fare tutto questo, le istituzioni finanziarie internazionali devono rivedere i loro approcci commerciali per combattere il cambiamento climatico.

Nel discorso di apertura del 7 novembre, il Segretario Generale dell’ONU ha mantenuto i toni apocalittici e di urgenza usati ad ottobre per la pre-COP27, cercando, in questo caso, di dettare un’agenda di lavoro con le priorità, guidate dal principio cardine di creare “uno storico Patto tra economie sviluppate ed economie emergenti: un Patto di Solidarietà Climatica”. Ma la tensione ha tradito tutta le difficoltà

Cosa aspettarsi da cop27?

La COP27 non lascia presagire grandi cambiamenti rispetto alla precedente. Nonostante l’Egitto abbia una posizione geografica importante e rappresenti, quindi, un punto di vista privilegiato per la crisi climatica, in quanto è parte del continente africano ma anche un paese che si affaccia sul Mediterraneo, un mare che sconta le molte contraddizioni dello sviluppo senza limiti, le sue molte contraddizioni interne non sembrano permettergli di porsi come interlocutore fra le parti.

Siamo in una evidente crisi antropologica e ambientale, si pensi alle recenti alluvioni in Pakistan, alla situazione dell’Artico, all’aumento della desertificazione, all’innalzamento del livello del mare, alla deforestazione e all’inquinamento diffuso in ogni angolo del pianeta. La COP non potrà spostare le ingenti risorse necessarie per la transizione ecologica se aumentano a livello planetario le spese in armi per uccidere con le guerre e la chiusura dei paesi ricchi verso i poveri.

Le prospettive di questa COP non sono positive, in quanto anche questa occasione istituzionale si potrebbe concludere con impegni generici e di facciata. Appare come una conferenza di transizione, in attesa che i paesi più importanti, come USA e Cina, decidano di cambiare passo a livello planetario.

Speriamo di sbagliare e che COP27 sia, almeno, un reale punto di partenza per sostenere la transizione ecologica dei paesi in via di sviluppo.

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