Cos’è l’etica ambientale?

Questa è la trascrizione della mia relazione sulle diverse etiche dell’ambiente. La relazione è stata presentata il 19 aprile al decimo e ultimo modulo del corso “HABITAT. Dalla Terra ai Castelli Romani” su “Ecosofia e pornoecologia” a cura dell’Ecoistituto Reseda onlus, con il patrocinio e la collaborazione del Consorzio Sistema Castelli Romani.

Per chi si fosse perso l’incontro e voglia rivederlo, qui il video dell’intero incontro, con l’ecologo Roberto Sallusti e la scrittirice ed attivista Anna Zilli.

Il mio intervento dal minuto 18 al minuto 40.

Il mio intervento: iniziamo dalla definizione di valore intrinseco

L’attenzione filosofica contemporanea per la crisi ecologica scaturente delle cosiddette “rivoluzioni industriali e tecnologiche” affonda le sue radici nel pensiero romantico e si manifesta con i primi movimenti giovanili di fine XIX secolo.

L’aspetto pratico del rapporto uomo-tecnologia-profitto-natura ha posto e pone l’accento sull’essenza stessa della natura, sul che cosa essa rappresenta per l’essere umano. Parliamo quindi del valore intrinseco attribuito alla natura, del suo essere in quanto tale a prescindere dai valori posti dalla ragione umana. Da questo “valore” discendono i due approcci fondamentali delle etiche ambientali:

  • l’approccio antropocentrico;
  • l’approccio anti-antropocentrico.

Il riconoscimento di un valore in sé alla natura, fece superare il pregiudizio kantiano di ritenere che l’ammirazione fosse l’unico sentimento umano per la natura, riconoscendo ad essa un valore non strumentale superando la considerazione che una “cosa vale, nella misura in cui funge da strumento per conseguire un fine” e che nulla abbia interesse al di fuori del rapporto mezzo – scopo.

Il valore intrinseco della natura può essere riassunto in tre atteggiamenti:

  • Il valore intrinseco come “valore non strumentale” della natura appartiene ad una visione antropocentrica in cui è il soggetto razionale esterno che attribuisce il valore ad ogni cosa e distingue fra qualità primarie, di cui riconosce l’esistenza indipendentemente dalla mente umana e qualità secondarie attribuite a oggetti creati dall’uomo.
  • Differente è considerare tutti i soggetti di vita, animali, piante ed organismi in generale come “fini in sé”, allargando la definizione kantiana dell’uomo come unico soggetto morale a tutti gli esseri capaci di sviluppare una propria vita, fuoriuscendo da una visione antropocentrica.
  • La terza definizione, invece, attribuisce valore in sé a tutto la natura

Per la classificazione, nonostante l’oggettiva difficoltà di chiudere in un breve schema le opere e i lavori di diversi filosofi, si è utilizzata la linea ricostruttiva seguita da Elio Sgreccia e Maria Beatrice Fisso, nel lavoro “Etica dell’ambiente”, integrandola con i più aggiornati lavori della Serenella Iovino, “Filosofie dell’ambiente, natura, etica, società”, e di Piergiacomo Pagano, “Filosofia ambientale”.

Le diverse teorie antropocentriche

L’etica del cow-boy

Definita anche etica della frontiera per il suo essere priva di qualsiasi considerazione e riflessione morale sul rapporto uomo – ambiente. La natura “appare come qualcosa di moralmente indifferente, l’unico valore che possiede o racchiude è il valore economico per il soddisfacimento dei bisogni umani materiali. il diritto ad uno sfruttamento illimitato delle risorse disponibili”.

L’antropocentrismo moderato

Partendo dalla limitata disponibilità di risorse, l’antropocentrismo moderato ritiene che esse debbano essere utilizzate e gestite affinché abbiano un orizzonte temporale il più vasto possibile. Alla base c’è “l’idea costante di cercare di raggiungere il massimo rendimento sostenibile, cercando in tal modo di contemperare la conservazione con lo sviluppo”. Negli anni settanta John Passmore contribuì con il suo lavoro “La nostra responsabilità per la natura” allo sviluppo di un’etica antropocentrica moderata, basata sul concetto di affiancare alla scienza una coscienza morale basata sulla prudenza e su un atteggiamento critico verso l’utilitarismo, focalizzato più sull’educazione al rispetto dell’ambiente che ad una vera e propria attività normativa capace di garantire il rispetto della natura, indirizzando la società verso nuovi stili di vita e abitudini più compatibili con la permanenza umana sulla terra.

L’Utilitarismo

L’utilitarismo si basa sull’idea che sia possibile la difesa dell’ambiente solamente attraverso un allargamento del concetto di benessere umano, includendovi beni non materiali come quelli spirituali. Brian Norton nei suoi lavori affronta il tema dell’utilità dell’ambiente per la ricerca scientifica we sull’inutilità dell’abuso sulla natura.

L’Etica ambientale cattolica

Sviluppatasi sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, ed giunta a maturazione con la pubblicazione dell’enciclica “Laudato si’” e la successiva “Fratelli tutti”, cerca di coniugare il rispetto per il creato con un nuovo modo di guardare allo sviluppo, uno sviluppo con al centro l’uomo e non il profitto. Partendo dal lavoro dei predecessori, come Giovanni XXIII, che sottolineava la necessità di giustizia nei rapporti economici fra i popoli, e Paolo VI, che chiedeva di coniugare sviluppo economico e giustizia fra le nazioni, volgendo lo sguardo alle popolazioni affamate del terzo mondo, Giovanni Paolo II illustrò in modo chiaro l’inconciliabilità del sistema attuale con la speranza di una vita dignitosa di tutti gli uomini sulla terra.

Nell’enciclica “Centesimus annus” il papa Giovanni Paolo II sottolineava che “accanto al problema del consumismo e con esso strettamente connessa, è la “questione ecologica”. L’uomo, preso dal desiderio di avere, più che di essere, consuma in maniera eccessiva e disordinata le risorse della terra e la sua stessa vita. Alla radice dell’insensata distruzione dell’ambiente naturale c’è un errore antropologico: l’uomo, che scopre la sua capacità di trasformare il mondo col proprio lavoro, dimentica che questo si svolge sempre sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio.

Papa Francesco ha portato alla frontiera della dottrina sociale cristiana le idee dei predecessori sulle radici della crisi ecologica, attraverso l’elaborazione del concetto di Ecologia integrale, che unisce la questione ambientale con quella economica, sociale e politica, indicando un percorso per superare l’antropocentrismo moderno, fondando un antropocentrismo responsabile della casa comune, che pone al giusto posto la tecnologia e rivede i concetti di proprietà privata, profitto e rapporto con gli esseri viventi e la natura.

La Social Ecology

Nasce come risposta organica alla crisi ecologica, una risposta che non disconoscendo il rapporto di dominio uomo – natura, ne identifica le radici nel dominio degli esseri umani sugli esseri umani. Per Bookchin, ecologo e anarchico americano, è la gerarchia tra gli uomini a rendere più aggressiva e distruttiva l’umanità. La teoria della social ecology, però, non illustra quale sia il nesso tra la liberazione umana dalle gerarchie e la fine del dominio sulla natura, risultando per questo fallace. Sulla base della differente concezione di valore intrinseco, si differenziano le diverse teorie anti-antropocentriche.

Le teorie antropocentriche

Le teorie anti-antropocentriche

Sulla base della differente concezione di “valore intrinseco”, si differenziano le diverse teorie anti-antropocentriche.

L’etica della terra

Nasce con il lavoro di Aldo Leopold “A Sand County Almanac and Sketches Here and There”, un’opera che muove dal racconto dei mutamenti stagionali della natura per arrivare con il saggio “L’Etica della terra” a criticare la logica di conquista statunitense. Il cambiamento passa attraverso la sostituzione dell’uomo padrone della terra, con l’uomo cittadino e membro del mondo che lo circonda. Tutto ruota attorno al concetto di comunità biotica definita “una comunità di parti interdipendenti” che allarga i propri confini “per includervi suolo, acque, piante e animali o, in una parola sola, la terra”. La morale leopoldiana si può riassumere tutta nell’affermazione che “è giusto ciò che tende a mantenere l’integrità, la stabilità e la bellezza della comunità biotica; è sbagliato ciò che ha una tendenza diversa”. Le sue idee sono state riprese da diversi autori, tra cui John Baird Callicot, che ha cercato di sviluppare in maniera organica un’interpretazione, ritenuta canonica, dell’etica olistica tratteggiata da Leopold.

Biocentrismo

Racchiude tutte quelle teorie che riconoscono rilevanza morale a tutti gli esseri viventi, sia animali che vegetali. La base dell’impostazione biocentrica è la considerazione che tutti gli esseri viventi posseggono degli interessi meritevoli di essere tutelati. La morale non si restringe al solo campo degli agenti morali, cioè coloro che agiscono in base a motivazioni razionali, ma anche ai pazienti morali, cioè coloro su cui solitamente è esercitata l’azione morale. Questo allargamento che viene normalmente ristretto agli animali da Peter Singer e Tom Regan, è allargato anche ai vegetali da Kenneth E. Goodpaster e Paul W Taylor.

Ecocentrismo

Le teorie ecocentriche estendono la considerazione morale a diverse entità che non sono dotate di una propria individualità biologica specifica. Un rappresentante di questa corrente è Lawrence E. Johnson che estende le categorie dell’interesse a tutti gli esseri viventi e Holmes Rolston, che allarga il valore intrinseco agli ecosistemi. Il concetto chiave di questa teoria etica è la protezione dell’equilibrio delle diverse specie[v] per la salvaguardia degli ecosistemi, luoghi di interconnessione fra uomini e diverse specie animali e vegetali. Qui il valore intrinseco si trasforma in valore sistemico.

Ecofemminismo

L’Ecofemminismo parte dallo sfruttamento sessista della donna e della natura, considerata come madre e come tale vittima del dominio maschile del mondo, quale rappresentazione dell’applicazione pratica sulla natura di un atteggiamento umano fortemente androcentrico.

Pluralismo

Il Pluralismo è invece la concezione che ritiene superflua qualsiasi etica, in quanto per tutelare al meglio l’ambiente è conveniente non avere nessun principio morale.

Deep Ecology

La teoria della Deep Ecology Movement nasce con il lavoro del filosofo norvegese Arne Naess che nel 1973 pubblicò sulla rivista Inquiry un breve articolo dal titolo “The Shallow and the Deep, Long-Range Ecology Movement”, (Il superficiale e il profondo, Movimento Ecologico a lungo-raggio). Scopo principale di questo lavoro era edificare una cultura nuova, una cultura ecologica, capace di sostituire il paradigma dominante, dualista e individualista, con un paradigma ecologico. Partendo da un’etica dell’egualitarismo biosferico, il filosofo norvegese rifiuta l’atteggiamento classico ed antropocentrico, esaltando la diversità, i valori ecologici, l’autonomia locale, il decentramento, il contrasto all’inquinamento ed all’uso indiscriminato delle risorzse. Punto centrale di questo approccio è la priorità razionalmente riservata alle relazioni fra tutti gli elementi del campo biologico, superando così l’attribuzione di un valore intrinseco ai singoli esseri viventi. La Deep Ecology intende determinare un cambio di paradigma: “in quest’ottica, l’immagine uomo-natura non è più quella di una scissione, ma si configura, piuttosto, come una individualità complessa, un modo di dire io diverso dalle categorie a cui siamo normalmente abituati”[i]. Questo percorso di autorealizzazione è il punto di arrivo del progetto che Naess definisce ecosofia. La deep ecology si presenta come una religione laica della natura con principi troppo generali per tradursi in norme, ma stringenti come precetti morali propri di una nuova religione naturalista, che si richiama al rispetto dell’armonia spontanea della natura, una caratteristica molto difficile da dimostrare.


In conclusione rimane una domanda aperta: la pandemia comporterà un cambiamento verso una visione integrale ed ecologica del rapporto fra esseri umani e natura o ci sarà un ulteriore allontanamento dell’essere umano dalla natura, che sarà ancora più sfruttata attraverso la costruzione di un mondo artificiale e tecnologico?