La 49° settimana sociale a Taranto, senza il caso Taranto.

I giovani presenti alla 49° settimana sociale dei cattolici italiani a Taranto hanno presentato un documento centrale, un manifesto, che segnerà il futuro della conversione ecologica integrale in Italia. Per leggere il documento, questo è il link.

Questo documento è “l’inizio di un cammino, partito (…) da un gruppo di giovani che hanno deciso di sognare e diventare insieme viandanti verso il pianeta sperato”. Il documento vuole essere una risposta strutturata per incarnare la lettera enciclica “Laudato si’“. In questo percorso, però, sembrano essere rimasti ai margini i contenuti dell’esortazione apostolica postsinodale “Querida Amazonia” del febbraio 2020, l’enciclica “Fratelli tutti” dell’ottobre 2020 e, in ultimo, il videomessaggio del Santo Padre Francesco in occasione del IV incontro mondiale dei Movimenti Popolari, inviato da Papa Francesco il 16 ottobre 2021, pochi giorni prima di iniziare i lavori della 49° settimana sociale.

L’alleanza è un cammino. Il manifesto dei giovani per il pianeta che speriamo

I giovani partecipanti ai lavori della 49° Settimana sociale ha presentato Il testo che inizia con un incipit importante: “Siamo tutti parte di un’unica umanità, ci riscopriamo parte di un’alleanza oltre le barriere, che ci invita ad incontrarci in un “noi” più grande e più forte”. Un manifesto che rappresenta lo slancio della Chiesa italiana per costruire la conversione ecologica integrale.

L’immagine di presentazione del documento sul sito istituzionale delle Settimane Sociali dei cattolici italiani

Il documento, che si vuole porre come un esperimento politico-sociale, è rivolto a tutti gli uomini di buona volontà. Viene indicato “un modello di condivisione, di cooperazione discernimento collettivo” in grado di permettere di “rigenerare e condividere i rischi della transizione“. Il percorso, strutturato nel documento, prevede diversi livelli di partecipazione diviso in 3 livelli: aderente, sostenitore, custode.

La costruzione di questo percorso si basa su un’alleanza fondata su quattro verbi: 1) seminare e dare testimonianza; 2) accompagnare e moltiplicare; 3) incontrare, accogliere ed ascoltare; 4) annunciare. Questo perché i giovani vogliono essere lievito delle società in cui vivono. I giovani per realizzare il manifesto, si sono dati 7 punti cardine di azione:

  1. Far fiorire l’ambiente, facendo sorgere nuove alleanze nei territori tra associazioni, amministrazioni, diocesi, aziende, centri di formazione e parrocchie, facendo “squadra” con obiettivi concreti a sostegno di una conversione ecologica integrale.
  2. Imparare e contribuire insieme, creando insieme comunità educanti, capaci di attivare alleanze con il mondo della scuola e la società civile.
  3. L’imprenditoria dinamica e sostenibile, favorendo la proliferazione di iniziative imprenditoriali e la creazione dialleanze tra imprenditrici e imprenditori nella fraternità, invitando il sistema imprenditoriale a creare una forte sostenibilità economica, sociale e ambientale con i lavoratori, il territorio e la pubblica amministrazione.
  4. Tradizione e inclusione nelle Comunità locali, incrementando la partecipazione ai processi di valorizzazione delle comunità locali per il bene comune, creando alleanze tra cittadine e cittadini per generare processi di corresponsabilità.
  5. Protagonismo e Coinvolgimento per continuare a viaggiare, riconoscendo le competenze di ogni singolo giovane, indipendentemente dalle organizzazioni di appartenenza, per rinsaldare l’alleanza e riconoscerci in un “noi” che cammini insieme verso obiettivi comuni con strumenti condivisi.
  6. Corresponsabilità condivisa, per non pesare a nessuno, trasformando gli stili di vita in testimonianza.
  7. Generare per Vivere, ogni firmataria e ogni firmatario diventa un portatore sano del manifesto.

La strada, quindi, è stata tracciata, con una scelta chiara e precisa.

Un’occasione non colta: la questione della città di Taranto

Di fronte alle grandi questioni, si è sposata la linea che ci può essere un cambiamento dolce, senza scalfire le strutture di peccato che hanno trasformato l’economia da generativa per la comunità, in degenerazione egoistica. Non si è voluto comprendere la gravità del momento che stiamo vivendo, più volte sottolineato dal Papa nei suoi testi già citati. Siamo tutti sulla stessa barca, ma dobbiamo scegliere una direzione, muoverci fra le polarità e cercare difficili soluzioni che, però, abbiano chiaro l’obiettivo di tutelare vita-lavoro-casa comune.

Dov’è rimasta la gente di Taranto, dove sono i movimenti popolari?

Celebrare la settimana sociale nella città di Taranto doveva avere un significato: entrare nel merito di una questione fondamentale. Il metodo doveva basarsi su tre verbi: pensare, sentire, fare. Il manifesto dà l’impressione che non sia stato ben ascoltato il territorio, per entrare nelle ferite del presente. Il testo disegna una conversione ecologica frutto di una sintesi fra imprenditori e lavoratori che non è mai esistita a Taranto, dove si contrappone il lavoro alla salute e all’ambiente. Non si è ascoltato con attenzione chi ha subito lo sviluppo sui territori e non si è compreso che non si è tutti uguali. Ci sono delle responsabilità in capo ai decisori politici, sindacali ed imprenditoriali che non possono essere composti bonariamente con i cittadini. Infatti, a Taranto, è dovuta venire in soccorso la forza della legge, con una sentenza di primo grado molto importante per capire cosa vuol dire ambiente svenduto.

Quartiere Tamburi a Taranto. La targa sul palazzo recita “Ennesimo decesso per neoplasia polmonare”.

Scegliere Taranto, come città ospitante, doveva avere uno scopo ben preciso, scegliere di ascoltare gli ultimi, i cittadini, e capire perché non si è costruito il dialogo. Il manifesto è un bel percorso “istituzionale” con alcuni giovani cattolici, ma senza le persone, quelle persone che vivono e soffrono a Taranto e che potevano essere al centro di un dibattito che cercava risposte per poi partire e fare, partendo da chi soffre gli effetti di uno sviluppo che uccide.

Alleanza, Buone pratiche e Conversione… dei singoli

Il mondo cattolico riunito a Taranto, come riporta nel suo articolo Avvenire, ha concluso i lavori indicando un percorso chiaro anche agli adulti:

A come Alleanza, spiegano Tarquinio e Smerilli, a partire da quelle proposte proprio dai giovani nel loro Manifesto: reti di progettazione – o meglio co-progettazione – nei quartieri delle città che coinvolgano “dal basso” parrocchie, imprese, amministrazioni e centri di ricerca come le università. B come Buone pratiche, le oltre 270 censite quest’anno in tutta Italia grazie al modello elaborato da NeXt- Nuova economia X tutti, che indicano la strada, concretamente, per uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Già ci sono, già funzionano e in tanti casi coinvolgano anche amministrazioni locali virtuose. C come conversione, personale e comunitaria, religiosa e laica, indispensabile per un vero cammino di ecologia integrale: conversione significa anche “civilmente” abbandonare i vecchi schemi, gli stereotipi su un modello di crescita diventato insostenibile.

Un percorso che, nei fatti, si è fermato al momento del pensare. Si sono ascoltati i modelli positivi, si è insistito sulle buone pratiche e su una conversione integrale che parta dai singoli, non dai problemi presenti sui territori. Ma tutto è stato costruito tra le mura protette della settimana sociale. Se Romano Guardini, negli anni 20 del secolo scorso, aveva individuato nella velocità della tecnologia il problema della rottura del rapporto fra tecnica, umanità e natura, oggi non si può indicare la costruzione di un’alleanza fra soggetti in conflitto senza indicare alle parti le loro mancanze.

  • Non si possono ascoltare gli imprenditori senza sottolineare il loro piegarsi alle logiche egoistiche del profitto.
  • Non si può tacere che i sindacati non stiamo svolgendo il ruolo di corpo sociale intermedio, fondamentale per intercettare i bisogni dei cittadini, perché i lavoratori sono cittadini, sentendo nel profondo l’universalità e l’importanza del loro ruolo nella conversione ecologica integrale, che vuol dire muoversi e comprendere tutte le parti, non scegliendo quella più forte e conveniente.
  • Non si possono non ascoltare i cittadini riuniti in movimenti. Nonostante la loro radicalità, sono i portatori di un pensiero che resiste sui territori e che cerca di opporsi alla velocità con cui l’attività economica e tecnologia divora i territori.

Sostanzialmente non si è presa una linea per costruire la conversione ecologica, non si è indicata la strada per costruire un’economia capace di profezia. Il manifesto e la dichiarazione finale impegnano a costruire un percorso che poteva essere utile negli anni Ottanta. Di fronte ai movimenti ed al loro lavoro di costruzione di un mondo migliore, esso appare solo come l’ennesimo rinvio in attesa che altri facciano il lavoro sui territori.

Una domanda reale, non una citazione.

La frase che scrivevano i genitori dell’associazione “Genitori tarantini” su uno striscione a Taranto nel gennaio 2021, “Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino”, non era solo una frase da citare, ma doveva essere incarnata.

Genitori dell’associazione “Genitori tarantini” nel gennaio 2021.

Quello striscione pone a tutti noi cattolici una domanda fondamentale a cui si deve dare una risposta chiara e prendere posizione. La 49° settimana sociale ha proposto un’alleanza che non ha indagato le cause reali che hanno portato nei territori le devastazioni da PFAS, la tragedia della Terra dei fuochi, l’inquinamento dell’ex-ILVA. Bisognava ragionare sulle politiche dell’energia, dei rifiuti, del consumo di suolo, delle grandi opere, portando al centro la scelta della fraternità, disarmando l’economia che corre veloce verso un futuro prossimo tragico, al cui centro c’è una sola parola, guerra. Bisognava prendere la via per costruire lo sviluppo integrale, partendo dalle esperienze decennali sui territori. Si è scelto di intraprendere un nuovo inizio. Buona strada.