Modernità e dominio sulla natura

Modernità e dominio sulla natura

Francesco Bacone teorizzò la conoscenza della natura attraverso l’uso del metodo sperimentale, l’unico ritenuto in grado di comprenderla con la formulazione di ipotesi da verificare con l’esperienza e sempre replicabili. Questo permise di superare il timore e la conseguente riverenza religiosa verso la natura. Il metodo scientifico “denaturalizzò”, usando un termine del Galimberti in Psiche e techne, il rapporto fra uomo e natura, trasformando lo sguardo riverente dei filosofi rinascimentali come Bruno e Campanella in uno sguardo matematico indifferente sempre alla ricerca di conferme per le ipotesi concepite meccanicamente, le uniche conoscibili e verificabili con la ragione. Contribuì alla teorizzazione di questo percorso anche Galileo Galilei (1564 – 1642) che, nell’operetta il “Saggiatore” del 1623, sostenne che il “gran libro della natura” fosse scritto in termini matematici e che esso potesse essere compreso solo attraverso l’uso di tale linguaggio. La modernità ha inizio con questo assioma. Lo scienziato e filosofo francese Cartesio (1596 – 1650) con la sua ricerca di una sintesi della filosofia meccanicistica moderna nella sua opera “Discorso sul metodo” (1637) fondò un metodo filosofico nuovo, con le sue regole principali e una morale provvisoria: al dubbio sistematico venne contrapposta la verità del nuovo sistema filosofico, il cogito ergo sum, cioè l’essenza umana tutta racchiusa nel pensiero, nell’essere. Cartesio, nei Principia philosophiae (1644), portò a termine il suo lavoro definendo la natura come pura estensione riducibile a termini matematici, senza alcuna forza vitale, utilizzando allo scopo il dualismo assoluto fra la res cogitans, l’anima, e la res extensa, la corporeità, l’una negazione dell’altra. Questa negazione di una qualsiasi vitalità al di fuori dell’uomo arrivò a coinvolgere anche gli animali, considerati alla stregua di macchine con reazioni meccaniche.

La trasformazione della realtà naturale in oggetto di indagine scientifica, aprì la strada allo sfruttamento della natura attraverso l’uso della tecnica, alla ricerca di un continuo e progressivo miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo. La tecnologia, unita alla rivoluzione industriale, divenne la migliore risposta umana alla necessità di dominare la terra e di superare lo stato di sussistenza, così fortemente legato, sino alla prima rivoluzione industriale inglese, ai tempi delle stagioni ed agli eventi ambientali. Molti studiosi cominciarono a ricercare i modi di governare le forze naturali attraverso la scoperta di leggi scientifiche. Isaac Newton (1642 – 1727), riprendendo gli assiomi formulati da Galilei e Cartesio, applicò il modello meccanicistico alla natura, James Watt (1736 – 1819) apportò perfezionamenti essenziali per l’utilizzo dell’energia presente in natura nelle macchine termiche e Sadi Carnot (1796 – 1832), cercò, attraverso la definizione di leggi fisiche, di descrivere questi fenomeni naturali in modo da poterli padroneggiare.