Prophetic Economy, i lavori del pomeriggio di venerdì

Il pomeriggio inizia con la presentazione dell’App che ci accompagnerà per tutto il convegno sulla Prophetic Economy, permettendoci di interagire con i diversi relatori. Nell’attesa di iniziare viene costruito un tag cloud della parola simbolo dell’evento per ogni partecipante: un momento divertente e per socializzare.

L’opera d’arte del #PE2018!

Sul fondo del palco, intanto, hanno continuato a lavorare degli artisti, che hanno accompagnato tutto l’evento fino a domenica. Il loro lavoro silente durante lo svolgersi degli interventi, ha voluto rappresentare il lavoro della maggioranza che, nell’ombra, costruisce il mondo di domani mentre i grandi parlano. Il loro gesto, inoltre, ha voluto sottolineare che se la verità è forte, la bellezza rappresenta la via per esprimere questa forza.

La realizzazione dell’opera d’arte venerdì pomeriggio

I tavoli di networking

Le attività pomeridiane sono continuate con i tavoli di networking, un esperimento per permettere a tutti di poter parlare, aggregandosi sulle tematiche più interessanti e più vicine ai propri interessi. Io avevo diversi tavoli che mi interessavano, alla fine ho scelto quello un po’ più vicino ai miei interessi si studioso della storia del pensiero ambientalista e dei movimenti ambientalisti, quello su “Clima, Energia e Ambiente“. Al tavolo ho potuto conoscere meglio un’esperienza interessante, quella de “The Global Catholic Climate Movement” e di conoscere le loro attività grazie ad una attivista italiana con cui ho potuto condividere le mie ricerche ed i miei pensieri sul futuro dell’ambiente. Peccato non ci fosse un tavolo per ragionare criticamente sull’ecologismo, ma ci si potrà rifare la prossima volta!

Collage parziale dei numerosi tavoli di networking presenti

Le attività di networking sono state importanti per socializzare fra i presenti, aiutati da un facilitatore, che semplificava l’interazione fra i diversi interessi. Un’esperienza molto positiva che ha creato il clima giusto per il prosieguo dei lavori del pomeriggio.

Felix, la profezia degli alberi

Felix Finkbeiner, fondatore di “Plant for the planet“, è un ragazzo straordinario e pieno di energie. All’età di nove anni si innamora degli orsi bianchi e decide che deve salvarli cominciando a piantare alberi. Da quel momento in poi no si ferma più e la campagna di piantare alberi per salvare il pianeta ha raggiunto obiettivi impossibile da immaginare all’epoca, piantando oltre 15 miliardi di alberi nel mondo per combattere le emissioni di CO2 nel mondo e, quindi, i cambiamenti climatici.

Felix Finkbeiner durante il suo speech

La cura nel perseguire lo scopo iniziale ha permesso di creare una struttura in grado di affrontare le tre sfide che il fondatore ritiene fondamentali: la crescita della popolazione, le diseguaglianze, la crisi climatica, quest’ultima la più urgente. È nato, quindi, un movimento di giovani, fortemente motivati e connessi in rete fra loro, in grado di influenzare altri giovani e meno giovani sui cambiamenti climatici e la compensazione delle emissioni.

Le domande a Felix

Le domande dei giovani ad un loro quasi coetaneo, Felix ha ventuno anni, hanno fatto respirare un’aria fresca a tutta la sala, facendo echeggiare le parole sfida, mobilitazione, emozione, gratitudine e gioia. Tutte parole alla base di un’economia profetica!

L’intervento del Club di Roma

Nel suo speech Lars Holger Engelhard, co-autore dell’ultimo rapporto del Club di Roma, ha ripercorso il cammino che porta alla costruzione di uno sviluppo sostenibile, illustrando i vantaggi di questa scelta per le persone, in termini di felicità, e per le imprese, in termini di benessere generale dei luoghi di lavoro. L’intervento, nella sua generalità, è stato un utile ripasso di concetti, come la sostenibilità, molto conosciuti dagli addetti ai lavori, ma forse ancora poco chiari per i giovani presenti in sala.

La premiazione delle esperienze profetiche

Dopo un gioco collettivo in sala animato da alcuni giovani partecipanti, è arrivato il momento della premiazione dei tre progetti selezionati da Jeffrey Sachs, Vandana Shiva, Cristina Calvo e Stefano Zamagni, sui 135 progetti presentati.

I giovani mentre animano la sala coinvolgendo tutti!

Ma prima di assegnare i premi, delle opere d’arte realizzate con gli scarti, gli organizzatori hanno chiarito che lo spirito del concorso era di competere, nel senso di cum pètere, di cercare assieme per confrontarsi sulle buone pratiche.

I tre finalisti

Sul palco, quindi, sono saliti i finalisti, Tesendo Brasil, terzo classificato, la ONG Jevev (Jeunesse et Emplois Verts pour une Economie Verte) del Benin, seconda classificata, e la Peace Community of San José De Apartado in Colombia, prima classificata. Le esperienze raccontate sul palco da ognuno di loro, introdotte dal professor Stefano Zamagni, hanno reso chiaramente quale sia il significato di pratiche profetiche.

Cristina Calvo e Stefano Zamagni sul palco a rappresentare la giuria internazionale

L’esperienza di Tesendo Brasil

Tesendo Brasil ha dato dignità alle donne brasiliane grazie alla promozione e commercializzazione dei prodotti realizzati localmente, evitando che, per guadagnare il necessario per vivere, si umiliassero con una vita poco dignitosa.

La premiazione di Tesendo Brasil

L’esperienza di Jevev in Benin

L’esperienza della ONG Jevev della Valle dell’Ouémé a Dangbo in Benin, nata dalla necessità di affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici sul proprio villaggio e dell’inquinamento del fiume, infestato dalle piante di Giacinto, ha di fatto trasformato un problema in opportunità, grazie all’uso delle piante infestanti il fiume. Sono divenute, quindi, fertilizzante per la terra, foraggio per gli animali, insetticida ed elemento per olii essenziali. In questo modo si sono risolti i problemi dei paesi lungo il fiume, resistendo alle multinazionali produttrici di fertilizzanti presenti sul territorio che hanno tentato di fermare il loro lavoro.

La premiazione della ONG Jevev

L’esperienza della Peace Community of San José De Apartado in Colombia

La Peace Community of San José De Apartado in Colombia, nata nel 1997 dall’unione di 1350 agricoltori della regione di San José De Apartado, ha avuto la capacità di creare un’economia di pace difendendo la regione dall’economia criminale della droga e pagando questa scelta con il sacrificio e la vita di 300 appartenenti. La loro neutralità attiva, infatti, attirò l’odio di tutte le fazioni in guerra che cercarono di piegare questi agricoltori 
attraverso i continui attacchi. Il loro essere pacifici, dediti soltanto alla coltivazione della terra rifiutando droga, alcol e l’uso di armi, e promuovendo, allo stesso tempo, l’educazione al rispetto della terra e dei suoi tempi, rifiutando i semi OGM dava e da molto fastidio. La loro dolorosa e fiera resistenza pagata con la vita, li ha fortificati e li ha preparati ad affrontare le nuove sfide delle multinazionali, perché non credono al potere della moneta, ma solo alla forza della vita.

La premiazione del vincitore seguita da un lunghissimo applauso!

Una giornata molto intensa, da cui sono uscito consapevole che il percorso è difficile, ma molti hanno già fatto molta strada perdendo nel percorso alcuni compagni di viaggio.