Globalizzazione e fraternità

Questo paragrafo della “Fratelli tutti” affronta l’accostamento superficiale fra globalizzazione e fraternità. Lo stesso uso del concetto di “apertura al mondo” suona come un motto commerciale, ottimo solo per vendere e consumare, non per creare una società globale unita nella fraternità. Ma lascio il passo al testo dell’enciclica:

“Aprirsi al mondo” è un’espressione che oggi è stata fatta propria dall’economia e dalla finanza. Si riferisce esclusivamente all’apertura agli interessi stranieri o alla libertà dei poteri economici di investire senza vincoli né complicazioni in tutti i Paesi. I conflitti locali e il disinteresse per il bene comune vengono strumentalizzati dall’economia globale per imporre un modello culturale unico. Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché «la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli».[9] Siamo più soli che mai in questo mondo massificato che privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell’esistenza. Aumentano piuttosto i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o di spettatori. L’avanzare di questo globalismo favorisce normalmente l’identità dei più forti che proteggono sé stessi, ma cerca di dissolvere le identità delle regioni più deboli e povere, rendendole più vulnerabili e dipendenti. In tal modo la politica diventa sempre più fragile di fronte ai poteri economici transnazionali che applicano il “divide et impera”.

Fratelli tutti, 12

La finta apertura del pensiero unico

Il mondo in cui viviamo appare il più trasparente e aperto possibile. Invece, è il mondo della chiusura. Le società è fortemente polarizzata dalle opinioni che si urlano sui social media e in televisione. Tutti i vantaggi della rete internet sono “oscurati” dalla ricerca del profitto ad ogni costo che ha distrutto la logica del dono, che gli ha dato origine. Una chiusura sempre più soffocante, sia nella vita reale che in quella virtuale.

La concentrazione di potere nella finanza

La concentrazione di capitali in poche società multinazionali ha lasciato nelle mani di manager e mercati finanziari la gestione non solo del potere economico mondiale, ma anche di quello politico. In questo modo il bene comune si piega agli interessi particolari di una piccola percentuale di persone, in grado di condizionare le singole nazioni. Gli interessi delle multinazionali sono in grado di rendere vicini per consumare, ma lontani nelle relazioni umane gratuite. La rete internet, purtroppo, da luogo di speranza per spezzare “romanticamente” i monopoli, si è velocemente trasformata in porto mercantile, popolato di grandi flotte, navi militari e pirati, riproducendo il mondo reale.

La debolezza della politica

La politica appare annientata, sconfitta, svuotata di significato. Un luogo popolato da persone impreparate rispetto al potere economico-finanziario. Alcuni animati di tante buone intenzioni ma senza formazione ed ideali, molti senza arte e né parte, recitano sul palcoscenico, social e televisivo, in uno sterile esercizio al chi urla più forte. Una recita triste che allontana la realtà dalla politica e permette l’avvicinarsi, quando i sogni vanno in frantumi, le ombre di un mondo chiuso (si veda il Capitolo Primo dell’enciclica Fratelli tutti).

La radice politica della crisi umana ed ambientale

Il vuoto della politica e la cupidigia dell’economia e della finanza hanno creato le condizioni per la crisi umana ed ecologica che stiamo attraversando. La chiusura in un orizzonte di profitto e competizione, ha impoverito la realtà culturale in cui viviamo al fine di creare un pensiero unico: non ci sono alternative al modello tecnocratico in cui viviamo. Molti studiosi ed esperti definiscono la nostra era Antropocene. Ma questa definizione descrive una situazione, ma non spiega il vuoto culturale in cui ci troviamo. Un vuoto nichilista che distrugge tutto ciò che si oppone, soprattutto chi dissente ed è culturalmente diverso. Il problema non è l’evoluzione tecnica, è il rapporto con il potere che ha sempre animato gli esseri umani. Il risultato è sotto i nostri occhi. È cresciuto il deserto nei rapporti umani e nella nostra casa comune, per una suicida azione di disboscamento delle diversità culturali e delle foreste.